Pavia, c’è vita oltre l’industria?
4 maggio 2017

Quando un paese si nascose per la venuta di Soldati

L'entrata dell'Osteria Umberto

“Canta per farmi addormentare, non cercare di svegliarmi al mattino. Perché me ne sarò andato.

Non sentirti male per me, voglio che tu sappia che in fondo nella cella del mio cuore mi sentirò così felice di andare, di viaggiare”.

The Smiths – Asleep


Non vi parlerò di tutto quello che ci è accaduto facendo una scrupolosa cronaca di ogni attimo, ogni parola, ogni stretta di mano e di ogni avvenimento.

Per un certo periodo degli ultimi anni mi sono occupato di cronaca locale scrivendo per diverse testate, lì si doveva essere chirurgici, sartoriali, perfetti, ma questo non è un articolo di giornale, questo è – in parte – un mio progetto e quindi la gente del Po ve la voglio raccontare per frammenti che mi sono rimasti sottopelle.

Ogni giorno è una scoperta, l’agenda è fitta e ci si deve correre per riuscire a coronare ogni impegno preso settimane fa, quando ci trovavamo a Ferrara a concordare e a decidere, tutti uniti, il percorso che avremmo seguito.

Il primo frammento che mi è rimasto sottopelle è quello del club Umberto di Cherasco, cittadina della provincia di Cuneo, in cui Mario Soldati si fermò 60 anni fa per condividere del tempo con alcuni anziani che giocavano a carte.

Ora di quello raccontato dalle immagini in bianco e nero ci si è discostati: il ‘club’ è diventato un’osteria/ ristorante, ma quella sala, quella in cui c’erano tavolini e mazzi di carte, è rimasta anche se ora ci sono tavoli ben adornati per accogliere gli avventori.

Vedere quelle mura è stato di forte impatto perché per la prima volta durante il viaggio mi sono ritrovato in fronte la certezza che il viaggio fosse davvero in divenire, che le tirate a tarda notte in redazione a progettare il viaggio avevano trovato riscontro nella realtà.

“Durante le puntate che avete visto nei filmati di Mario Soldati” – ci ha spiegato Flavio Russo, scrittore e intellettuale piemontese che durante le riprese aveva dodici anni -“si poteva capire come erano andate le partite di carte. Spesso ci si giocava il posto vicino alla stufa, chi vinceva la partita poteva stargli vicino, i perdenti dovevano stare contro il muro che allora era davvero freddo, un freddo di altri tempi”.

Flavio ci ha raccontato di come alla notizia della venuta del “grande giornalista piemontese” tutta la cittadina si mise in allerta, ansiosa di accoglierlo.

Queste immagini nel documentario non si vedono, la parte di fiction necessaria alla riuscita del prodotto voluto dalla Radio Televisione Italiana impose che Soldati entrasse in solitaria senza nessuno ad andargli incontro.

“Eravamo praticamente tutti, un intero paese, dietro l’angolo. Io ero solo un ragazzo ma come tutto il resto del paese non vedevo l’ora di vederlo; la troupe ci aveva detto di tenerci nascosti, che non dovevamo ancora comparire nel video”.

Mario Soldati, a distanza di 60 anni, continua a trovare a Cherasco, frazione del cuneese, un terreno fertile e il club Umberto, ora Osteria e Ristorante, continua a mantenere un ponte alle origini, a quando le partite di carte segnavano il confine tra il caldo e il freddo e un intero paese si nascondeva dietro un angolo.

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